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Mindfulness: 8 falsi miti che dovresti riconsiderare

8 falsi miti sulla mindfulness
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Della mindfulness si parla tanto, ma c’è ancora tanta confusione a riguardo e soprattutto ci sono falsi miti che scoraggiano le persone anche solo a provare questa pratica. 

Prima di addentrarci negli 8 falsi miti che più spesso riscontro, è utile dare una definizione di cos’è la mindfulness:

la Mindfulness – che in italiano potremmo tradurre con il termine consapevolezza – è l’atto di prestare attenzione al momento presente, di essere completamente presenti con curiosità e senza giudizio. 

Essere mindful, quindi consapevoli, è l’opposto dell’essere distratti e col pilota automatico.

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Un esempio:
se stai passeggiando e sei al telefono, o se stai pensando alle attività della giornata che ti attendono o rimugini su cose del passato ti perdi ciò che sta accadendo nel momento presente: la passeggiata. Non noti la natura intorno a te, non noti le persone che incroci, non senti le sensazioni del tuo corpo. Rischi di tornare dalla passeggiata più stancə o in ansia di prima!

Per praticare la mindfulness ti basterebbe essere con la mente e con il corpo dove sei. Notare cosa ti circonda, concentrarti su ciò che stai vivendo in quel preciso momento. Niente di più. 

Certo, non è facile, ma non è nemmeno rocket-science come dicono gli anglofoni.

Ora vediamo quali sono i falsi miti più comuni sulla mindfulness. Dopo averli letti non avrai più scuse per provare anche tu a vivere più consapevolmente!



#1 – La meditazione serve per rilassarsi

Molti pensano che meditare significhi semplicemente rilassarsi. Forse ti stupirà, ma l’obiettivo della meditazione non è il rilassamento. Certo, può succedere di rilassarsi (e a volte anche addormentarsi) ma è una conseguenza secondaria, non il fine che dobbiamo ricercare. In realtà, la meditazione è un allenamento della mente che richiede concentrazione e pratica costante. Non ha a che fare con il tentativo di vivere stati trascendentali o arrivare chissà dove, ma anzi permetterti di stare esattamente dove ti trovi, pienamente presente. Per farlo bisogna essere ben svegli e vigili, concentrati sull’oggetto della meditazione mindfulness.

#2 – Serve molto tempo per meditare

Anche pochi minuti al giorno possono fare la differenza.
La mindfulness si può praticare anche in brevi momenti durante la giornata. Come vedremo nel mito #7 la mindfulness non è solo stare seduti a gambe incrociate o semplice respirazione profonda. Partendo dalla definizione che la Mindfulness è essere presenti nel momento presente con curiosità e gentilezza, senza giudizio è già chiaro che non serve stare seduti per praticarla.

La mindfulness può essere praticata in ogni momento: mentre mangi, lavi i denti, sei in fila alla cassa, giochi con i tuoi bambini, passeggi… Il tempo per questo lo hai? Allora hai tempo per farlo con consapevolezza.

#3 – La mindfulness è per i monaci o per chi ha uno stile di vita ascetico

Questo mito deriva dalle radici della pratica, ma oggi è accessibile a tutti e adattabile alla vita moderna. La Mindfulness non è legata a nessuna religione e può essere praticata in qualsiasi momento della giornata. Non c’è bisogno che tu stia isolato sul cucuzzolo di una montagna.

#4 – Se non riesco a “svuotare la mente”, sto sbagliando

Ti svelo subito un segreto: è impossibile svuotare la mente, essa è fatta per pensare.
La meditazione mindfulness non cerca di fermare i pensieri o svuotare la mente. Questi approcci creano solo stress e frustrazione. Non possiamo fermare o controllare i nostri pensieri ma possiamo decidere quanta attenzione dedicare ad essi. E’ come se fossi lo spettatore di un film, sullo schermo vedi passare i tuoi pensieri, scorrono senza fermarsi e tu li guardi e basta, senza volerli cambiare o fermare.

Una cosa che dico sempre ai miei clienti quando mi dicono “mi sono distrattə continuamente” è “Bene! Allora hai meditato correttamente.”

Rimangono sempre stupiti, ma è la verità. Se ti rendi conto di esserti distrattə vuol dire che hai prestato attenzione ai tuoi pensieri, li hai osservati e sei uscito dal “flusso sullo schermo” per tornare nel qui ed ora come spettatore.

“Impedire alla mente di pensare sarebbe come cercare di fermare le onde del mare.” – J. Kabat-Zinn

#5 – Bisogna essere “spirituali” per praticare la mindfulness

 La mindfulness è una pratica laica (pur avendo radici religiose) e scientificamente supportata, adatta a chiunque senza legami con religioni specifiche. Praticarla non va in contrasto con nessun credo religioso. Anzi, essere più mindful – consapevoli – può rendere la tua esperienza religiosa più intensa. Ad esempio nel rituale di preghiera puoi concederti qualche momento prima di iniziare per fare dei respiri profondi, calmare la mente, entrare in connessione con il tuo corpo e con il momento presente in modo da poterti immergere completamente nell’atto religioso che segue.

#6 – La meditazione serve solo per calmare la mente

Come hai letto nel mito #4 è impossibile fermare la mente ed è deleterio anche solo provarci. Ma è vero che praticando con costanza la meditazione mindfulness si impara ad osservare i propri pensieri senza farsi trascinare nel loro vortice infinito. Perciò, la mente si calma non dovendo correre dietro ogni pensiero. Una mente più calma non è l’unico beneficio.

Benefici della mindfulness a livello fisico

#7 – Per praticare la mindfulness bisogna stare seduti e respirare

Questo forse è uno dei falsi miti sulla mindfulness più diffuso. Praticare mindfulness non è solo stare seduti immobili nella posizione del loto oppure fare respiri profondi. Esistono pratiche di mindfulness attiva, come camminare, mangiare o respirare consapevolmente, che non richiedono immobilità.

Io personalmente amo esercitare la consapevolezza camminando, facendo stretching o il mio amato journaling.

#8 – La mindfulness è una moda passeggera

Le radici della mindfulness affondano in tradizioni millenarie. Oggi viene usata anche nella psicologia e nella medicina con benefici scientificamente provati. Qui puoi leggere di più sulla connessione tra mindfulness e pratiche cliniche.

Smontare queste convinzioni errate è un primo passo importante per rendere la pratica più accessibile e autentica, permettendo a ciascuno di esplorarla senza pregiudizi.

La mindfulness non è una formula magica né un percorso riservato a pochi, ma un’opportunità concreta di trasformazione che si adatta alle esigenze di chiunque, anche (e soprattutto) nella frenesia della vita quotidiana.

La mindfulness è un viaggio, non una destinazione: non importa da dove inizi, ciò che conta è fare il primo passo con curiosità e apertura.

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Se leggendo questo articolo hai sentito il desiderio di approfondire o se hai dubbi, scrivimi in privato qui sarò felice di rispondere alle tue domande e aiutarti a scoprire come la mindfulness possa essere integrata nella tua vita.

Ti aspetto!

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